Carlo Santachiara
Sculture a memoria
Venerdì 4 ottobre 2002 si è inaugurata a Bologna
la mostra “Carlo Santachiara, Sculture a memoria“.
L’esposizione è curata da Adriano Baccilieri
e Mauro Mazzali e si avvale delle fotografie di Guido Piacentini
e di un testo in catalogo di Francesco Franchi.
Rimarrà aperta nella Sala d’Ercole del Palazzo
comunale, in Piazza Maggiore, fino al 2 novembre 2002 (ingresso
libero, tutti i giorni dalle 10 alle 19).
La mostra è promossa dal Comune di Bologna - Progetto
Nuove Istituzioni per Comunicare la Città, dal Comune
di Reggiolo (RE), dalla Associazione Francesco Francia e dalla
Venturi Arte, con la collaborazione dell’Istituto per
i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, della SO.CREM.,
della Provincia di Bologna, della Provincia di Reggio Emilia,
del Liceo Artistico di Bologna, di Italia Nostra, Cabaret
Voltaire e Circolo Galileo Galilei.
La mostra documenta il lavoro – si tratta soprattutto
di sculture, ma anche di litografie e disegni – compiuto
da Carlo Santachiara (1937, Reggiolo – 2000, Bologna)
in quaranta anni di intensa attività di scultore, disegnatore,
incisore e autore di comics (‘Il Travaso’, ‘Eureka’,
‘Bologna incontri’, ‘Il foglio’),
condotta in parallelo all’insegnamento nel Liceo Artistico
bolognese.
La figura e l’opera di Santachiara vengono presentate
assumendo quale epicentro la sua ‘scultura a memoria’,
ossia l’attività legata a finalità votive
e commemorative, e facendo ruotare al suo intorno il restante
lavoro dell’artista.
Nucleo centrale dell’esposizione sono perciò
le sculture realizzate per la Certosa di Bologna (in particolare
la Tomba Berselli, 1970, la Cella Venturi, 1979, la Tomba
Fuzzi, 1987), per il cimitero di Reggiolo, la Via crucis nella
chiesa dei Ss.Saverio e Mamolo a Bologna, ancora a Reggiolo
il monumento ai caduti della Grande Guerra, con gli altorilievi
della Guerra e della Pace, 2000; nelle quali – scrive
Adriano Baccilieri presentando l’artista – Santachiara
si è sentito come “autorizzato ad imprimere nelle
memorie dei campisanti, dei luoghi di culto e pietà,
o di civile rimembranza, i segni dinamici della vitalità.
In questa impresa, che costituisce tanta parte del suo lavoro,
è come se Santachiara si fosse levato ad orgogliosa
difesa della dignità umana contro la sorte ineluttabile;
lui, paladino della lotta ad ogni forma di violenza con l’arma
del segno e dei suoi temi, è come avesse compiuto un
estremo atto prometeico con garbata irriverenza”.
“(…) Santachiara – prosegue Baccilieri -
è artista poliedrico, un solista isolato fra le neoavanguardie
del secondo Novecento, volte oltretutto, durante il primo
decennio della sua attività a concettualismi ed azzeramenti,
affatto contrari alla sua indole; disegni, grafica e sculture
promuovono così una resistenza a difesa del figurale
(figurazione potenziale, deliberatamente indefinita o sdefinita)
con forti valenze simboliche, come l’artista ha sostenuto,
facendo di lui un paladino della ‘tradizione del moderno’,
all’avanguardia”.
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