La Certosa
di Bologna è certamente, da un punto di vista storico e artistico,
uno fra i monumenti più importanti della città e, per diversi
aspetti, monumento di interesse nazionale e sovranazionale.
Eppure dell'importanza straordinaria del sito si è persa la pubblica
consapevolezza, che rimane circoscritta agli ambienti più attenti
della ricerca storica e artistica. Tantomeno, dunque, se ne ha cura nella
promozione turistica della città, peraltro ai suoi inizi. Infine,
la rimozione del tema della morte dalla sensibilità moderna ne
fa un luogo di cui si preferisce parlare poco o nulla, una sorta di non-luogo
nella topografia cittadina.
Nel tempo, poi, un po' ovunque in Italia e salvo poche eccezioni, si è
perduta ogni intenzionalità artistica nella espansione e costruzione
dei cimiteri, a favore della più stretta funzionalità, così
come è stato tralasciato ogni atto di indirizzo per le tombe, sicché
i cimiteri appaiono per lo più luoghi di modesta qualità
architettonica. Quindi il legame storico fra l'arte e la morte ha cessato
di rinnovarsi, un processo che contribuisce all'isolamento dei cimiteri
storici. Anche a Bologna la parte monumentale del cimitero si è
stemperata in un insieme ben più vasto, con aspetti di anomia e
banalità.
Infine, la difficoltà a custodire un bene così esteso, ha
prodotto furti, vandalismi, mentre emergono, oltre a persistenti problemi
di manutenzione ordinaria, crescenti necessità di manutenzione
straordinaria del complesso. Si diffonde dunque la percezione di una cura
limitata al minimo. Si percepisce il frutto della presenza laboriosa di
tanti operatori, oltre che di tante famiglie, ma non si coglie che sulla
Certosa si riversi appieno l'amore e la cura della città.
Ed invece è giusto immaginare un luogo dotato di tutti i
servizi necessari alla sua funzionalità e anche ben tenuto,
dotato, come se fosse un museo, di tutti gli apparati e le funzioni
didattiche, sicuro, adeguato ad ospitare nel migliore dei modi i
diversi riti funebri. Un luogo in cui la nostra comunità
sappia riconoscere la propria storia e la memoria dei propri cari.
Un luogo frequentato, oltre che dai cittadini, dalle scuole e dai
turisti.
La Certosa di Bologna merita questo impegno. Quando nel 1797 Napoleone
sopprime il convento dei Certosini, la Certosa è già un
luogo di straordinaria importanza artistica,
cresciuto a partire dalla metà del XIV secolo. Ne fa fede la chiesa
del convento, dedicata a S. Girolamo, con le opere ancora in sito di Bartolomeo
Cesi (1559-1629) e lo splendido coro ligneo intarsiato del sec. XVI, ma
ne fa fede anche la straordinaria galleria di capolavori (dal polittico
di Antonio e Bartolomeo Vivarini alle pale di Ludovico e Agostino Carracci,
di Guercino) che dalla Certosa passò in età napoleonica
alla Pinacoteca Nazionale. L'istituzione del pubblico Cimitero (1801)
negli antichi chiostri e nei successivi ampliamenti non comportò
minore impegno artistico: progettata da subito come Pantheon di Virtù
cittadine e come Museo delle Arti, la Certosa propone al visitatore, con
le sue tombe e monumenti, la più completa storia della scultura
bolognese fra Ottocento e primo Novecento. Per tutto il secolo scorso
fu, del resto, meta di viaggiatori, turisti, intellettuali di passaggio
a Bologna. Come tappa irrinunciabile del Grand Tour, al pari delle chiese
cittadine, la visitarono Byron, Stendhal, Dickens. Ma la singolarità
storica della Certosa è anche la storia di quegli scavi per l'ampliamento
del cimitero che riportarono alla luce, negli ultimi decenni dell'Ottocento,
un'intatta necropoli etrusca con ritrovamenti determinanti per la ricchezza
del nostro Civico Archeologico.
Infine non è solo un monumento di arte, quello che oggi vogliamo
valorizzare: è un modo di vedere, particolare ma incomparabile
per completezza, la storia della città,
con i suoi grandi, da Carducci a Morandi, i suoi accademici, i suoi artisti,
i suoi patrioti, la sua gente semplice, cui i tempi moderni accordano
il diritto al nome e al ricordo. Un tema, questo della conservazione della
memoria, che si ripresenta oggi in forma nuove e meritevoli di una riflessione
profonda.
L'occasione del Bicentenario del Cimitero di Bologna può dare una
motivazione forte all'impegno della città. L'idea è che
la Certosa sia un museo a cielo aperto. La proposta è di trarne
tutte le conseguenze positive che ne discendono.
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