A. LA CERTOSA COME STRAORDINARIO BENE CULTURALE

Il progetto per cominciare propone una serie di interventi di natura strutturale:

1. Restauro e rinascita della parte storico-monumentale della Certosa


Si tratta innanzitutto di riportare a condizioni di piena pulizia e decoro l'area storico-monumentale del cimitero, in parte già sottoposta a vincolo della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici; il vincolo riguarda l'antico convento dei Certosini, il cimitero ebraico, il cimitero degli acattolici, l'area crematoria, i claustri ottocenteschi, i claustri del primo Novecento con il sacrario dei caduti della Prima Guerra Mondiale. Ma anche l'area triangolare a sud dell'ex convento va considerata essa stessa come area monumentale, per la presenza di numerose tombe e sacrari di grande valore storico o artistico, come ad esempio le tombe di Dozza, Morandi, Saetti, Gnudi e il Sacrario dei partigiani.
Per definire il piano dei restauri occorre preliminarmente affrontare una questione di indirizzo. La parte storico-monumentale del Cimitero si presenta, dal punto di vista delle proprietà, e perciò dei diritti e dei doveri verso la manutenzione del bene, come una sorta di enorme condominio, condizione generata soprattutto dalle concessioni perpetue che si sono susseguite fino al 1975, con la convivenza di episodi di cura, ma anche di incuria e di assenza di eredi. La metafora del condominio rende bene cosa significhi, qual grado di impegno nella concertazione comporti sia l'adozione di un piano di manutenzione straordinaria, sia lo stabilire nuove regole di gestione quotidiana in uno spazio destinato ad essere culturalmente più rilevante. Qualunque piano ha dunque a monte una domanda di fondo: è opportuno conservare la funzione cimiteriale dell'area storico-monumentale della Certosa o è meglio limitarne progressivamente gli usi cimiteriali, fino a farne un museo tout court?
Esaminiamo le due ipotesi, cominciando da quest'ultima. La scelta museale tout court ha l'apparenza positiva della grande semplificazione. Man mano che le famiglie si estinguono, o perdono interesse alle concessioni (sarebbe del tutto inopportuno, benché giuridicamente possibile, ritirare le concessioni in modo forzoso), il Comune rientra in possesso completo del bene, non si ripropongono più nuovi problemi igienici, il pubblico dei dolenti cala progressivamente, e nel contempo si adottano tutte le normali misure di ogni istituto culturale - restauri, chiusure, biglietti, custodia etc. Il paragone più prossimo sarebbe con la gestione di alcuni grandi siti archeologici. Una strada lunga in direzione, certo, di una semplificazione gestionale. Ma con un costo civile troppo alto: la rinuncia dei bolognesi al proprio cimitero storico. Un costo che si legittimerebbe, in chiave tecnica, solo se fosse la condizione obbligatoria per la fruizione culturale, se la fruizione culturale e turistica divenissero incompatibili con la funzione cimiteriale. Ma ciò, vista l'estensione del luogo, non è prevedibile, e appare dunque opportuno scegliere la prima strada: la valorizzazione culturale di uno spazio che resta il cimitero dei bolognesi.
Dunque, la proposta di questo progetto è un programma di difesa attiva della funzione cimiteriale della Certosa e di coinvolgimento delle famiglie (ma anche di enti e associazioni) nella sua valorizzazione culturale.
Questa scelta ha diversi vantaggi: mantiene un legame fra la Certosa e i bolognesi, incardina il progetto culturale su una funzione essenziale, ottiene il concorso dei bolognesi alle spese di gestione.
Ma richiede che questa strategia sia chiara e lo resti nel lungo periodo, declinandosi in una somma di azioni. Richiede che le amministrazioni non si pongano in passiva attesa, ma ricerchino la collaborazione dei cittadini, li assecondino, li favoriscano. Ecco alcuni esempi di azioni positive per la rinascita dell'area monumentale:

  • favorire il riuso continuo e massimo delle tombe di famiglia, attraverso innanzitutto la semplificazione ("sportello unico") dei rapporti con la pubblica amministrazione (Soprintendenza, Dipartimento prevenzione, uffici tecnici, servizi cimiteriali), in particolare quando si tratti di messe a norma, e la definizione di una procedura credibile, che generi fiducia, muovendo dall'idea che i cittadini che gestiscono le concessioni collaborano all'interesse generale
  • occorre individuare tutte le tombe che non hanno eredi e rimetterle a disposizione, per gli spazi residui o creabili, di chi intenda utilizzarle accettando una parziale visibilità in cambio di una sistemazione di alta qualità; con la Soprintendenza andrà concordato come rendere visibile la nuova famiglia che occupa la tomba storica, senza ledere il vincolo posto; il diffondersi della cremazione rende assai più agevole questo processo
  • lo stessa ipotesi si può fare per le tombe che hanno eredi che, per ragioni diverse, come ad esempio l'emigrazione in altre città, e non volendo e non potendo assumere le spese della manutenzione, rinunciano alla concessione a favore del Comune;
  • richiesta a tutti gli eredi di farsi carico della manutenzione ordinaria dei propri beni, nonché della straordinaria se necessaria; adozione delle misure di decadenza della concessione in caso di inadempienza o, quanto meno, sostituirsi ai concessionari nella funzione di manutenzione, fatto salvo il recupero di un canone.

E' evidente che per la realizzazione di questa azioni è necessario, oltre che garantirsi le migliori consulenze giuridiche, la conoscenza degli attuali titolari di tutte le concessioni. Questo imponente lavoro, l'anagrafe informatizzata (catasto) di tutte le sepolture, ha avuto una accelerazione nel 1999 grazie alla assegnazione da parte della Regione Emilia-Romagna di un certo numero di obiettori al progetto della Certosa e continua da aprile 2000 con un secondo contingente. L'obiettivo è che il lavoro possa terminare entro il 2003.
Il risultato atteso di queste azioni è chiaro. Quando esse si saranno pienamente dispiegate ogni metroquadrato della Certosa avrà il proprio titolare, con i doveri e i diritti conseguenti, a differenza di quanto capita oggi, quando registriamo una larga parte - forse per metà dell'area - di concessionari assenti o assenteisti. Questa banca dati non solo permetterà di richiamare ciascuno alle proprie responsabilità, ma consentirà addirittura al Comune di offrire loro una collaborazione. Si può infatti immaginare che, nell'opera di progressiva manutenzione straordinaria, necessaria su tutta la parte monumentale, Comune e privati non procedano separatamente, ma si adottino piani particolareggiati, chiostro per chiostro, in cui si interviene globalmente, producendo risparmio per tutti ed enorme semplificazione delle procedure.
Un programma di intervento per la sistemazione di alcune parti della Certosa è già in atto.
Ora dovrà essere elaborato un piano straordinario dei restauri dei chiostri e delle tombe, per il quale si preveda il completamento in un periodo di venti anni, che affronti insieme le necessità strutturali e quelle di ripristino artistico e pulizia e che, senza escludere singoli interventi in anticipo, possano essere gestiti per moduli, secondo priorità e urgenza. Al momento si può ipotizzare che la cifra necessaria sia di 5 miliardi all'anno per venti anni. Una cifra importante, certo, ma realistica per un Comune che ha una capacità di investimento di 100-120 miliardi all'anno.
Un discorso a parte merita la Chiesa di San Girolamo, che ha bisogno della messa a norma dell'impianto elettrico, di un nuovo impianto di illuminazione, impianto di riscaldamento, impianto di amplificazione, restauro dell'organo, completamento dei restauri dei dipinti. Lavori in parte già finanziati.
E' stato invece già restaurato il Pantheon, in origine dedicato ai bolognesi illustri, oggi destinato a sede delle cerimonie laiche. Nel Pantheon potranno ben difficilmente ritrovare la propria collocazione naturale i busti dei bolognesi illustri, un tempo qui collocati, poi trasferiti a palazzo d'Accursio, infine, dopo un periodo di trascuratezza, ritirati dalla Galleria d'Arte Moderna, e per i quali va in ogni caso previsto un restauro. Ma è pensabile un'altra collocazione sempre nella Certosa.
Infine, dopo avere raccolto un dossier riassuntivo di tutte le denunce fatte, andranno ripresi i contatti con il nucleo dei Carabinieri dedicato al recupero delle opere trafugate per focalizzare una specifica attenzione a quelle perse dalla Certosa.


2. L'area monumentale va strutturata come un museo

La Certosa è un museo a cielo aperto e va perciò trattata come un museo.
Se accettiamo davvero l'idea che la Certosa sia uno straordinario bene culturale, allora in primis devono essere adottate tutte le misure normalmente in uso per la difesa di tali beni. Va dunque elaborato un piano per la sicurezza, che è migliorata con l'installazione dell'attuale impianto, ma che sarà sempre più insufficiente man mano che i restauri saranno compiuti, le suppellettili rubate verranno sostituite e la promozione stessa del monumento produrrà interesse. Il piano, pur non escludendo la presenza minima di custodi e l'eventuale chiusura di alcuni varchi, dovrà puntare sulle migliori tecnologie per risparmiare sui costi di gestione. In generale, i programmi culturali che verranno via via proposti, aumenteranno le presenze nella Certosa e quindi la sicurezza che di fatto si induce. Importante sarà in ogni caso la collaborazione delle realtà che, come l'esercito, hanno nella Certosa precisi riferimenti, e che, nel collaborare culturalmente, potranno assumersi precise responsabilità. L'esercito, ad esempio, assieme alle associazioni d'arma, potrebbe cooperare anche nella custodia, garantendo una presenza nelle principali feste nazionali.
Urge poi la catalogazione completa non solo delle opere di maggior rilievo, già assolta, ma di tutto il patrimonio. Un altro gruppo di obiettori ha iniziato nel 1999 il censimento fotografico e la trascrizione delle iscrizioni di tutte le tombe della Certosa. Anche questo gruppo è stato rinnovato ed opera anche nel corso del 2000. Questa opera andrà a completare tutta la documentazione già esistente, che va ordinata in via definitiva: è necessario il censimento di tutto il materiale presente negli archivi, nelle fototeche, nelle videoteche, nei gabinetti stampe e nelle biblioteche cittadine, predisponendo in seguito un progetto di acquisizioni. Fra le acquisizioni occorre valutare l'esistenza di gipsoteche, detenute da privati o eredi, degli artisti che hanno lavorato in Certosa. Il censimento non si limiterà agli archivi cittadini. Per fare un esempio: le autorizzazioni rilasciate ai fotografi per ritrarre le tombe permetteranno di risalire a fotografi di tanti paesi. Questo censimento permetterà fra l'altro la produzione dei materiali didattici e divulgativi, oltre che favorire studi e tesi di laurea da indirizzare e accompagnare anche con borse di studio e premi. Sarà una formidabile base di dati per ogni tipo di ricerca, storica e artistica.
Formidabile, in questo lavoro, può essere l'apporto del Dipartimento di discipline storiche della nostra Università, in rapporto con gli istituti civici di storia, in particolare l'ISB e il Museo e Biblioteca del Risorgimento. Anche per gli aspetti artistici si dovrà confidare sull'apporto dei dipartimenti dell'Ateneo (sono già state fatte tesi su alcuni scultori presenti in Certosa), così come su quello dell'Accademia di Belle Arti, che può avere un ruolo primario per il restauro delle tombe, nell'ipotesi di una scuola-cantiere con importanti ricadute formative.
Proseguendo. Lo vediamo in questo, lo vedremo in altri casi: il progetto per la Certosa non avrà solo una ricaduta culturale, bensì permetterà anche di affrontare in modo organico una serie di problemi funzionali. Dunque il progetto prevederà la revisione dell'illuminazione, sia per valorizzare le opere che per la sicurezza e la tranquillità delle persone, innanzitutto anziane; la verifica sulla situazione dei servizi igienici e di allarme; la predisposizione di una segnaletica sia funzionale (compresi i punti di richiesta soccorso) che artistica: indicazione dei chiostri, dei percorsi di visita, didascalie su tutte le principali tombe. Questa esigenza troverà soluzione nella ideazione della immagine coordinata della Certosa.
Anche l'accoglienza deve essere di tipo museale. Si propone dunque che la casa colonica situata all'ingresso nord della Certosa, in condizioni prossime al collasso, sia ristrutturata e diventi la sede dei servizi culturali della Certosa: info-point, bookshop, aula didattica, ricovero per i bambini in caso di pioggia. L'attivazione di un'aula didattica, in accordo con il Settore politiche scolastiche, sarà una delle più impegnative ed interessanti scelte del Museo della Certosa. La Certosa si presta principalmente a programmi sulla scultura e, con una molteplicità di percorsi, sulla storia della città. Ma, direttamente o indirettamente, si dovrà, con l'aiuto di specialisti, individuare le modalità con le quali proporre il tema della morte a bambini e adolescenti. Sarà utile assicurare alcuni servizi alle scuole di altre città che decidano di visitare il luogo, magari impegnando il Centro adolescenti di Villa Serena. Qui o nei giardini intorno alla Certosa andrà ricavato uno spazio per le colazioni al sacco.
Infine, è necessario ricavare uno spazio per esposizioni, che è individuabile nella porzione di edificio alla destra di S.Girolamo, un tempo abitazione del sacerdote, oggi in condizione di degrado. Lo spazio non dovrebbe avere una esposizione permanente ma ospitare, a rotazione, mostre capaci di fare da corredo, di agevolare e meglio illustrare la visita alla Certosa (o anche di darle sempre nuovi pretesti): disegni preparatori delle tombe, altre opere di artisti presenti in Certosa, documenti su personaggi ivi sepolti, mostre di fotografia, disegni e stampe sulla Certosa nelle varie epoche, mostre che facciano rivivere la vita conventuale, o che illustrino la necropoli etrusca. Fra gli oggetti che meritano di essere visti c'è una carrozza funebre ottocentesca, tuttora conservata nei nostri magazzini.

3. Progettare interventi per rendere monumentale la parte non monumentale della Certosa

Un intervento coerente sull'area monumentale della Certosa sarebbe di per sé sufficiente a fare onore ad una amministrazione. Ma forse occorre, ora che si è scelto di porvi mano, elaborare un progetto veramente globale, affrontando con coraggio la sfida di fare di tutto il cimitero un luogo artisticamente significativo. Dal punto di vista dell'architettura, del disegno degli spazi, dobbiamo riconoscere che i campi più recenti non hanno nemmeno lontanamente eguagliato la bellezza dell'antico convento. Dal punto di vista delle tombe, l'assenza di qualsivoglia indirizzo, consiglio, prototipo rivolto alle famiglie, lasciate sole nel dialogo con i soli marmisti, ha prodotto risultati per lo più mediocri. I nuovi campi non sfuggono dunque all'impressione dell'anonimato, della confusione. Eppure, se nel dopoguerra lo stato di necessità impediva ambizioni estetiche, oggi le condizioni economiche e il livello culturale della città sia permettono sia richiedono una maggiore qualità nelle opere pubbliche e nelle scelte delle famiglie. Occorre però che sia creato un ambiente favorevole all'impegno dei singoli.
Si propone dunque di riprogettare tutti i campi non vincolati della Certosa e di definire regole nella progettazione delle nuove sepolture. Il ridisegno delle strutture potrebbe avvenire secondo linee diverse, dalla riproposizione del modello dei chiostri, con ad esempio la suddivisione dei grandi campi in chiostri più piccoli, per avere situazioni più raccolte, alla scelta di puntare sulla vegetazione e sugli intrecci con l'esterno. Quanto alle tombe si dovrà affrontare la conciliazione fra la necessità di dare delle regole e la libertà delle famiglie di scegliere la tomba del proprio caro. L'ipotesi è di proporre una scelta fra più opzioni, fra i due estremi di un campo totalmente disegnato, sul modello dei cimiteri militari, e un campo in cui sopravviva l'attuale totale discrezionalità. Nei campi intermedi, si potrebbe scegliere, con il concorso di grandi artisti, fra diversi prototipi, così come decidere tombe disegnate ad hoc, che seguano regole predefinite.
In ogni caso si tratta di rimettere in comunicazione il cimitero, il Comune, le famiglie, con la migliore scultura e architettura, valorizzando il ruolo di cerniera che possono svolgere i marmisti, lo stesso intreccio che ci ha regalato la Certosa monumentale come la conosciamo, per poi svanire. Si tratta di ricreare, nelle famiglie bolognesi, il gusto e l'orgoglio di provvedere, in vita, al proprio ricordo, impegnandosi in progetti di qualità.
La proposta è esplicitamente quella indire, a questi fini, un concorso di progettazione con inviti ai migliori studi internazionali e modalità di partecipazione previste per l'ambiente progettuale bolognese e regionale. Tema del concorso dovrebbe essere anche la progettazione di tutto l'intorno della Certosa, che va pensato come un unico spazio. La riprogettazione del cimitero potrà altresì permettere l'adozione di tutte le nuove tecnologie di sepoltura atte alla ottimizzazione dell'uso dello spazio cimiteriale.


4. Interventi paesaggistici sull'alone della Certosa

Sempre se si vuole prendere sul serio il nostro assunto di base - e cioè che ci troviamo di fronte ad un monumento di singolare importanza - si dovrà attribuire allo spazio che circonda la Certosa tanta importanza quanta ne attribuiamo al suo interno. La situazione ideale sarebbe di una struttura ben riconoscibile nelle sue mura e nelle entrate, circondata dal verde, con possibilità di passeggiarci intorno a piedi e in bici, ben collegata con la città dal trasporto pubblico, fornita di parcheggi.
Questa ipotesi trova conforto nel vincolo di inedificabilità entro i 200 m. che la legge sanitaria n.1265 del 1934 impone e che il PRG di Bologna ha ripreso - pur riducendolo in alcuni punti - dal 1955, anche se ovviamente, in questo caso come sempre, i vincoli sono necessari ad impedire evoluzioni negative ma non sufficienti a realizzare una adeguata progettualità.
Comunque, se questi sono il nostro punto di vista e il nostro obiettivo, non possiamo che giudicare lo stato di fatto come una dialettica in movimento di fattori positivi e negativi. Vediamolo. Il lato nord appare abbastanza risolto: il parcheggio su viale Gandhi è ben fatto. Da risolvere l'angolo nord-est, dove sopravvivono i resti di via della Certosa. Il lato ovest, ritagliato fra un anonimo muro di cinta e l'asse sud-ovest, è destinato a diventare un parco pubblico di 16 ettari di estensione, il parco di Villa Contri. C'è un ottimo progetto, realizzato dal Centro Villa Ghigi che è in via di attuazione per la parte di iniziativa comunale; una seconda parte sarà realizzata da privati, una terza si realizzerà una volta ottenute le aree dal Demanio e da privati. La spesa complessiva, a carico del Comune, sarà di circa 2,5 miliardi.
Il parco è collegato con Villa Serena e il Centro sportivo Nettuno (dotato di parcheggio). Va data una struttura più consona all'oasi felina, attualmente nel retro del parco di Villa Serena.
Gli altri due lati sono invece decisamente problematici.
Il lato sud, lungo la via Andrea Costa, ha visto di recente interventi importanti; in particolare appare ottimale la situazione dei parcheggi: uno, a fianco dell'Antistadio, è stato realizzato, assieme a quello di piazza della Pace, in occasione dei Mondiali del '90; l'altro, il parcheggio del Ghisello, è stato realizzato in occasione del Giubileo. Suggestiva è la pista ciclabile realizzata lungo il canale di Reno, la cui presenza andrebbe meglio segnalata su via Andrea Costa. L'area dell'Antistadio mantiene una sua importanza, ma andrebbe liberata dalle servitù delle domeniche calcistiche e riqualificata, anche accogliendo la richiesta del Quartiere Saragozza di realizzare un campo di calcetto; problematico resta invece il borgo residenziale e artigianale, con stazione di rifornimento, sulla via Andrea Costa, che il PRG indica come area di recupero urbano, di difficile attuabilità. Nel lato ad est, invece, l'unico aspetto positivo è che sta per essere realizzato un parco pubblico nell'area compresa fra una stazione di rifornimento e il vivaio. Per il resto c'è di tutto: un magazzino di materiali per l'edilizia e il vivaio stesso in una area destinata a verde pubblico; una ulteriore area residenziale e artigianale (l'attuale PRG lo conferma per attività produttive), un'area, prospiciente all'impianto SEABO, che potrebbe già essere trasformate in giardino ma è abbandonata, una gelateria proprio dove si potrebbe godere della più bella vista sul colle di San Luca.
Del resto, progettare l'alone con un unico intento non sarebbe una grande novità. C'è un precedente, il Piano particolareggiato della Certosa, approvato nel giugno '74 in attuazione del PRG. Ancorché sia già scaduto, può essere utile come riferimento, perché si trattò di un buon piano, purtroppo applicato solo in parte. Fra gli interventi realizzati il piano prevedeva la costruzione dei parcheggi nord e sud e il ripristino del canale di Reno come percorso pedonale e ciclabile. Fra i non realizzati: la pedonalizzazione di via della Certosa, che è stata chiusa al traffico ma senza che si desse luogo ad un progetto; la acquisizione e demolizione dei fabbricati su via Andrea Costa e su via della Certosa; l'apertura di nuovi impianti sportivi fra il campo dell'Antistadio e il portico di via della Certosa (è la proposta oggi ripresa dal Quartiere Saragozza), con nuovo ingresso proprio in questa via e demolizione del muro di cinta e delle biglietterie su via Andrea Costa; era prevista anche la demolizione dei negozi privati posti lungo il portico di via della Certosa, alcuni dei quali sono in vendita, e per i quali si dovrebbe ipotizzare l'acquisizione. In ogni caso, al di là delle singole soluzioni, ciò che si vuole ripristinare è la volontà, che già espresse quel Piano, di interpretare in chiave unitaria le problematiche dell'intorno della Certosa.
Nel progetto dell'alone andrebbe inserito anche il rilancio della pista ciclabile che collega la Certosa con il centro della città. E' una pista che ha saputo trovare uno spazio nel tessuto urbano senza alcuna forzatura volontaristica, è attiva da alcuni anni e ben utilizzata: è il momento di stabilizzarla con adeguati interventi sul manto e sulla segnaletica.
Questo piccolo esempio potrebbe allargarsi e divenire un metodo, valido per la città, da sperimentare a partire dalla Certosa. Si propone di cominciare a studiare, nel territorio circostante il cimitero, tutte le modalità per individuare interstizi, già disponibili o da acquisire, da riqualificare e mettere a disposizione dei cittadini, per essere percorsi a piedi o in bicicletta, per ospitare bambini che giocano o anziani che riposano, in modo da creare una maglia per la circolazione e la vita sociale che non si sovrapponga ma si distingua dall'ordito delle strade. Che la vita urbana dei cittadini non si svolga solo ai bordi del traffico o in singole isole pedonali. Dalla Certosa, dunque, luogo possibile di meditazione, potrebbero irradiarsi - chissà se sarà ancora possibile - più vie, o brani di vie. Fra queste sarebbe meraviglioso progettare una sorta di "viale delle rimembranze" che colleghi la Certosa con il cimitero di Borgo Panigale, che non solo non deve subire affaticamenti dal progetto per la Certosa, ma deve trarre da questo le ragioni per cominciare una rimonta che lo tolga dalla condizione di minorità in cui è posto nella comune opinione.
Al fine di una pianificazione unitaria appare molto utile il censimento del verde a Bologna realizzato dal Centro Villa Ghigi per conto del Settore Lavori Pubblici del Comune di Bologna, che ha prodotto una schedatura completa del verde intorno alla Certosa.

5. Approfittare del progetto per accelerare la soluzione di alcuni problemi funzionali

Il progetto di valorizzazione culturale della Certosa si intreccia continuamente con le questioni funzionali del cimitero. Si può dire che lo scopo culturale deve intrecciarsi con quello cimiteriale, e che l'efficacia di ogni sistema condizioni quella dell'altro. Dunque non è improprio in questa sede raccogliere e dare enfasi a progetti in corso, eventualmente arricchendoli di qualche suggerimento.

  • Un primo oggetto di interesse è la questione dei riti. Da tempo si è posto il problema del decoro dei riti laici, per i quali mancava uno spazio, oltre che una tradizione. Questo problema appare in via di soluzione con il restauro del Pantheon, a partire dal quale, con un ruolo centrale che dovranno assumere le agenzie di pompe funebri, andranno pensate diverse modalità di cerimonie da proporre. Da parte della comunità ebraica emerge la richiesta di interventi nel Cimitero ebraico che permettano il pieno esercizio della ritualità di questa religione, come la costruzione di un lavatoio; si richiama la necessità, secondo questa religione, di seppellire i morti non appena passate 24 ore, anche alla domenica. Occorre una proposta per le sepolture ebraiche quando, probabilmente fra 15 anni, è prevedibile finisca lo spazio. Viene richiesta la adozione di una lista di defunti, casi eccezionali cui dare ospitalità benché non residenti. La questione dei riti musulmani, il cui rilievo quantitativo crescerà nel tempo e si pone comunque già oggi in chiave di rispetto delle diverse identità religiose, è in via di soluzione nel Cimitero di Borgo Panigale. Ma sarà importante prepararsi per tempo anche per quanto riguarda i buddisti e le altre religioni del mondo.
    Sarà importante l'elaborazione di un progetto specifico per la commemorazione dei defunti ogni 2 novembre, con l'obiettivo di dare solennità al ricordo dei nostri defunti.
  • Il secondo riguarda la scelta della cremazione. Grazie alla positiva collaborazione fra Comune di Bologna e So.Crem la scelta della cremazione, che è evidentemente interessante per un numero crescente di italiani, ha trovato a Bologna la possibilità di esercitarsi adeguatamente, portando ad un trend rapidissimo di crescita, fino al 18 % di cremazioni sul totale dei defunti. Questo trend impone la necessità di nuovi forni, che saranno realizzati nel Cimitero di Borgo Panigale, oltre che di nuovi cinerari. Al riguardo ci sono tre proposte di grande suggestione, capaci, soprattutto se adottate congiuntamente, di dare alla scelta della cremazione la stessa dignità estetica che avranno le altre scelte, se questo progetto sarà integralmente approvato. Queste sono le tre ipotesi:
    •  trasformare in cinerario l'attuale ara crematoria della Certosa, quando i nuovi forni saranno attivi a Borgo;
    •  trasformare in cinerari tutta una serie di spazi residuali della Certosa (corridoi, angoli etc.), che sono inutili per le tumulazioni, ma che possono invece diventare interessanti come cinerari, sempre alla  condizione di una adeguata capacità progettuale;
    •  infine, si potrebbe studiare anche l'ipotesi di destinare a cinerario (ma anche ad ossario) uno spazio di rilievo storico-artistico, anche centrale, chiese sconsacrate come S.Nicolò di S.Felice o S.Barbaziano. Questa eventualità aprirebbe la strada ad una scelta molto suggestiva: dotare ogni quartiere della città (il riferimento territoriale potrebbero essere i 18 quartieri prima della riforma) di un suo proprio cinerario-ossario, inserito nel contesto urbano, quasi un ritorno nella "città dei vivi".

L'insieme di tutte le misure che, pur con una primissima approssimazione, siamo andati descrivendo concorrerà al Piano Regolatore Cimiteriale, che la nostra amministrazione deve redigere per corrispondere ai dettati del Dpr 285/90 e al quale stanno ponendo mano i Servizi cimiteriali. L'opera è di straordinaria importanza, per gli aspetti urbanistici (sarà possibile un piano di sviluppo metropolitano? Sarà necessario un cimitero a est o nord-est?), per gli aspetti demografici (per i quali sarà necessario impegnare i nostri servizi in previsioni a medio e lungo termine), per gli aspetti culturali e religiosi (quali nuove richieste vengono e verranno ai nostri servizi?), per le modalità di gestione. Un piano globale, dunque, cui il progetto culturale contribuirà per la sua parte.

LA CERTOSA COME STRAORDINARIO BENE CULTURALE LE ATTIVITÀ DEL MUSEO DELLA CERTOSA MODALITÀ OPERATIVE E FINANZIAMENTI CONCLUSIONE: LA CERTOSA DI BOLOGNA
(O IL MUSEO DELLA CERTOSA DI BOLOGNA)

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